Alla scoperta di William Delbert Gann : Il principio fondamentale della sua Teoria

Nell’articolo di oggi, facciamo un altro passo verso la conoscenza della Teoria di Gann applicata ai mercati finanziari.

William Delbert Gann, economista statunitense della prima metà del 1900, ha elaborato una Teoria che è alla base di tutti i nostri studi sui mercati finanziari. Le sue scoperte sono vaste e non riguardano solamente il campo finanziario, ma non è questo il luogo per parlare in modo ampio di tutta la sua teoria.

Oggi ti voglio parlare del principio fondamentale, la radice dalla quale sono partiti tutti i suoi studi, che lo hanno portato ad essere quasi una divinità a Wall Street.

Il video che vedrai, è un estratto preso dalla terza lezione del nostro Corso Avanzato sulla Tecnica di Gann applicata ai mercati finanziari ed il nostro Master Trader ci espone in modo chiaro l’origine della teoria che ha rivoluzionato il modo di guardare un grafico di borsa.

Estratto del video:

“Gann parte da questa osservazione ovvero “Non c’è nulla di nuovo sotto il sole, quello che è stato sarà” Ecclesiaste. L’espressione deriva dalla locuzione latina “Nihil sub sole novum” presente nella Bibbia per indicare il continuo ripetersi degli stessi eventi sulla Terra, ossia eventi che si ripetono ciclicamente, anche se non nella stessa forma, ma sicuramente nella stessa sostanza. Poi ovviamente ogni evento avrà connotati e ritmi diversi, ma il nostro schema di Universo funziona così.

Noi abbiamo un’idea dell’Universo come un qualcosa di infinito, però non sappiamo neanche se questo è esattamente così, perché questo concetto di infinito potrebbe anche essere un qualcosa del tipo: “se parto da un punto, ad esempio se parto dalla Terra per proiettarmi verso l’infinito alla fine ritorno sempre nello stesso punto, come se fosse un loop.

Questo vorrebbe dire che anche le nostre vite sono la stessa cosa, cioè io nasco come Enrico, muoio come Enrico, rinascono come Enrico e muoio nuovamente come Enrico all’infinito ovvero in un evento che si ripeterà appunto all’infinito.

Tutto ciò ci suggerisce proprio l’esistenza di un concetto di ciclicità, ovvero eventi che si susseguono ciclicamente nel tempo.

Vediamo l’esempio del ciclo attuale: quello che abbiamo vissuto negli ultimi tempi è l’ultimo tratto di un ciclo che Gann definiva di 90 anni, ossia dal crack finanziario del 1929 dove a soffrire furono sia Borse che l’economia, con disoccupazione e PIL che scendevano.

Questo ciclo si è concluso nel 2019 con la “crisi Covid” dove le borse hanno relativamente retto l’urto ma le economie di tutti i Paesi del Mondo stanno ancora subendo un duro colpo causato dai lockdown che hanno fatto crollare i PIL ed aumentare la disoccupazione.

Abbiamo visto poi che “il Buco Nero” c’è stato nel marzo del 2020, ovvero l’estrema scadenza di questo ciclo che andava dal 1929 al 2019 e durante quel folle crollo, non è andato a picco soltanto il Dollaro, ma sono crollati in quello stesso momento anche i beni rifugio ovvero quelli che si oppongono al dollaro.

Tutto è andato giù, risucchiato in quel buco nero della fine di un grande ciclo di 90 anni, che a sua volta era soltanto un quarto di un ciclo molto più grande, ossia quella di 360 anni. Infatti, il crack del 1929 cade praticamente all’inizio dell’ultimo quarto del grande ciclo ( quello da 360 anni) e l’ultimo quarto è la parte del ciclo più critica, quella che può avere un impatto più forte e così è stato.

Vedremo bene nelle prossime lezioni il funzionamento di questi cicli, però l’aspetto da capire oggi è che il ciclo che si è chiuso nel 2019 era un ciclo di 360 anni iniziato nel 1659 e se andate a vedere le date intorno a quegli anni ( ovviamente dobbiamo essere flessibili con le date di fronte a cicli così grandi) c’era stata l’epidemia di peste bubbonica.

Se andiamo ancora indietro di 360 anni rispetto al 1659, troveremo invece l’epidemia di peste nera.

Tutti questi cicli, soprattutto per quanto riguarda i mercati finanziari non sono cicli fissi ma i cicli sono tanti e possono convergere o confliggere tra loro.

Quello che noi possiamo fare è soltanto capire come mapparli e soprattutto dobbiamo cercare di scegliere il ciclo che funziona meglio per quel singolo strumento. Questo è quello che Gann definiva Hard Work ossia il duro lavoro da fare sul grafico.”

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