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Come Diventare Trader Professionista: La Guida Definitiva al Successo

Come diventare Trader professionista? Quanto tempo ci vuole e quanto è difficile?

Secondo un recente report di Cointelegraph, il volume di trading sui derivati crypto ha raggiunto la cifra record di 9.000 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2024, segnando un aumento del 111% rispetto al trimestre precedente. Questo boom, alimentato da nuovi ETF e dall’interesse istituzionale, dimostra una vitalità dei mercati senza precedenti. Uno scenario del genere fa gola a molti, ma nasconde un’insidia: senza un metodo rigoroso e una preparazione adeguata, quel sogno può trasformarsi in un incubo finanziario in un batter d’occhio.

Diventare trader professionista è un percorso imprenditoriale che richiede un metodo preciso, disciplina ferrea e una preparazione a prova di bomba. Dimentica la fortuna. Qui si parla di costruire mattone dopo mattone competenze tecniche, emotive e gestionali per poter operare con profitto e, soprattutto, restare in piedi nel lungo periodo.

Questo articolo non ti venderà formule magiche o scorciatoie. Ti darà una mappa realistica e concreta, basata su oltre 13 anni passati con gli occhi incollati ai grafici, per trasformare la passione in una professione sostenibile.

Il trading professionale è davvero alla tua portata?

In tanti sognano di vivere facendo trading, abbagliati dall’immagine di un mercato frenetico e pieno di opportunità. L’interesse verso questo mondo è innegabile e continua a crescere. Pensa che il mercato finanziario italiano ha mostrato una vitalità sorprendente: in un recente semestre, il controvalore degli scambi delle società quotate è schizzato in alto del 34,1% rispetto all’anno precedente, con una capitalizzazione complessiva che è salita del 18,8%. Se vuoi dare un’occhiata più da vicino ai numeri, li trovi nel bollettino statistico della Consob.

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Ma attenzione a non farsi illusioni. Senza un metodo rigoroso e una preparazione adeguata, quel sogno può trasformarsi in un incubo finanziario in un batter d’occhio.

Un percorso imprenditoriale, non un gioco d’azzardo

L’approccio giusto, l’unico che funziona, è considerare il trading come una vera e propria attività imprenditoriale.

Questo significa che devi:

  • Avere un business plan: definire obiettivi chiari, strategie operative, regole ferree di gestione del rischio e, ovviamente, un capitale di partenza.
  • Investire in formazione: non si smette mai di imparare. Devi acquisire le competenze tecniche e psicologiche per poter competere.
  • Monitorare le performance: analizzare costantemente i tuoi risultati per capire dove sbagli, migliorare e adattarti.

Il mercato offre opportunità concrete solo a chi si presenta preparato. L’entusiasmo iniziale, se non viene incanalato in una professionalità solida, è destinato a svanire insieme al tuo capitale.

Prima ancora di andare avanti, è fondamentale che tu capisca una cosa: ci sono delle verità scomode che quasi nessuno ti dice. Per questo, ti consiglio di fermarti un attimo e leggere le 3 cose da sapere prima di iniziare a fare trading che il 98% dei trader non sa (riservato agli abbonati).

In questa guida, ti accompagnerò passo dopo passo attraverso i pilastri essenziali per costruire una carriera sostenibile, per trasformare la passione in una professione che porti profitti nel lungo periodo.

Le competenze tecniche fondamentali: come diventare trader professionista

Abbiamo già parlato di alcuni argomenti in un altro articolo, ma per comodità li riportiamo anche qui, molto brevemente.

Un trader professionista non tira a indovinare; analizza. Ogni decisione, ogni singola operazione, si poggia su competenze solide e verificate sul campo. Se vuoi davvero diventare un trader professionista, devi ficcarti in testa una cosa: non esistono scorciatoie. La tua carriera si regge interamente sulla tua capacità di leggere il mercato in modo oggettivo. Le fondamenta di questo edificio sono composte da tre pilastri tecnici, e non sono negoziabili.

Il primo, quello più evidente, è l’analisi tecnica. Un sacco di principianti cascano nell’errore di cercare “segnali magici” sui grafici, sperando che un indicatore o un certo pattern di prezzo possa dargli la certezza assoluta. La realtà è ben diversa: un grafico non predice il futuro, ma racconta una storia. Imparare a leggerlo significa capire il contesto, il sentiment degli altri operatori e le forze che stanno muovendo i prezzi.

L’arte di interpretare i grafici

Pattern come il famoso “testa e spalle” o le formazioni a triangolo non sono formule magiche. Sono la rappresentazione visiva della psicologia del mercato. Un testa e spalle, per esempio, non fa altro che mostrarci un fallimento nel creare nuovi massimi, un segnale che la spinta dei compratori si sta esaurendo. La sua rottura non è un “vendi subito!”, ma un indizio forte che l’equilibrio tra domanda e offerta sta per cambiare.

Allo stesso modo, indicatori come l’RSI (Relative Strength Index) o le medie mobili non servono a creare la tua strategia dal nulla, ma a confermare le tue ipotesi. Se individui un potenziale pattern di inversione ribassista e l’RSI ti mostra una divergenza negativa, hai un pezzo del puzzle in più. Ma l’indicatore, da solo, non significa assolutamente nulla. Per scavare più a fondo in questo aspetto cruciale, puoi dare un’occhiata alla nostra guida su come leggere un grafico di trading in modo efficace (riservato agli abbonati).

Analisi fondamentale: il motore nascosto dei mercati

Il secondo pilastro, spesso tragicamente ignorato dai trader retail, è l’analisi fondamentale. L’analisi tecnica ti dice “cosa” sta succedendo al prezzo, ma quella fondamentale ti spiega il “perché”. Ignorare i dati macroeconomici è come mettersi in mare senza controllare le previsioni del tempo: prima o poi, una tempesta ti travolgerà.

Facciamo un esempio concreto. La Banca Centrale Europea (BCE) annuncia un aumento dei tassi di interesse più alto del previsto. Che succede? L’Euro diventa di colpo più appetibile per gli investitori, perché offre un rendimento maggiore. Di conseguenza, è quasi certo che vedremo un forte movimento al rialzo sulla coppia EUR/USD.

Un trader che capisce questo meccanismo non viene colto di sorpresa dalla volatilità, ma la anticipa. Sa che in prossimità di questi annunci è meglio ridurre l’esposizione o prepararsi a gestire movimenti violenti. E questa consapevolezza è un vantaggio competitivo enorme.

L’analisi fondamentale copre:

  • Decisioni delle banche centrali: Tassi di interesse, quantitative easing/tightening.
  • Dati macroeconomici: Inflazione (CPI), dati sull’occupazione (Non-Farm Payrolls), Prodotto Interno Lordo (PIL).
  • Eventi geopolitici: Elezioni, conflitti, accordi commerciali.

Imparare a interpretare questi eventi e il loro impatto sui mercati che operi è la differenza tra reagire in ritardo e agire con consapevolezza.

Capire la struttura del mercato, da vero professionista

E infine, il terzo pilastro: la comprensione della microstruttura del mercato. È questo il dettaglio che separa davvero un dilettante da un professionista. Parliamo di concetti come:

  • Liquidità: La capacità del mercato di assorbire ordini di grandi dimensioni senza che il prezzo schizzi via. Un mercato liquido ha spread più bassi e un’esecuzione degli ordini molto più pulita.
  • Order Book (Libro degli ordini): L’elenco in tempo reale di tutti gli ordini di acquisto (bid) e vendita (ask). Saperlo leggere ti dà un’idea di dove si stanno ammassando la domanda e l’offerta.
  • Slippage: La differenza tra il prezzo a cui pensi di entrare e quello a cui vieni effettivamente eseguito. Capita di continuo in mercati poco liquidi o durante notizie importanti, e può mangiarsi i tuoi profitti.

Un professionista sa che non sta semplicemente cliccando un pulsante. Sta interagendo con un ecosistema complesso, fatto di altri trader, market maker e grandi istituzioni. Capire la liquidità, l’impatto dei propri ordini e come funzionano gli scambi è l’unico modo per ottimizzare ogni operazione e proteggere il capitale. Chi subisce passivamente lo slippage sta perdendo soldi prima ancora di iniziare. Chi invece lo capisce, adatta la sua strategia, magari evitando di operare durante le news più calde o scegliendo broker con un’esecuzione impeccabile.

Costruire il tuo sistema di difesa dal rischio

C’è un segreto che distingue chi riesce a diventare trader professionista da chi molla dopo pochi mesi. Non è la capacità quasi magica di prevedere il prossimo grande rialzo, no. È qualcosa di molto meno affascinante, ma infinitamente più importante: è la capacità di sopravvivere alle perdite. Di proteggere il proprio capitale a ogni costo.

Il trading, vedete, è un gioco di difesa, non solo di attacco.

Per questo, la tua priorità assoluta deve essere quella di costruire una fortezza impenetrabile attorno al tuo conto. Questa fortezza è il tuo piano di trading, un documento scritto, la tua bussola, la tua legge. Non è un’opzione, è un obbligo. Operare senza un piano significa affidarsi al caso, e il mercato punisce severamente chi improvvisa.

Definire le regole del gioco prima di scendere in campo

Un piano di trading efficace non lascia il minimo spazio a interpretazioni o, peggio ancora, a decisioni emotive prese sotto pressione. Deve essere un manuale operativo che ti dice esattamente cosa fare, sempre.

Cosa non può assolutamente mancare?

  • Obiettivi realistici: Dimentica i sogni di raddoppiare il conto in un mese. Un obiettivo professionale si misura in “R” (unità di rischio). Ad esempio, puntare a un +5R al mese è un traguardo ambizioso ma concreto.
  • Strumenti di elezione: Scegli pochi mercati, quelli che senti tuoi. Possono essere 2-3 coppie Forex, un indice, un paio di crypto. Specializzati, diventa un esperto del loro comportamento.
  • Regole di entrata e uscita: Devi definire con precisione chirurgica le condizioni per aprire un’operazione. E, ancora più importante, quelle per chiuderla, sia in profitto (take profit) che in perdita (stop loss).

Questo processo mentale ti aiuta a mettere insieme i pezzi del puzzle, integrando le competenze analitiche in una strategia completa e funzionale. Ecco il flusso:

  • Analisi Tecnica
  • Analisi Fondamentale
  • Solida Struttura Operativa

Si parte dalla comprensione tecnica e fondamentale per arrivare a costruire una solida struttura operativa. È questo il pilastro su cui si regge tutta la gestione del rischio.

La gestione del capitale: il tuo migliore alleato

Il cuore pulsante del tuo sistema di difesa è la gestione del capitale, quello che gli americani chiamano money management. È la regola più importante di tutte. È ciò che ti terrà in gioco abbastanza a lungo da diventare profittevole.

Il concetto chiave da scolpire nella pietra è la regola dell’1%. Attenzione: non significa che devi guadagnare l’1% al giorno, ma che non puoi permetterti di perdere più dell’1% del tuo capitale totale su una singola operazione. Mai.

Facciamo un esempio pratico:
Se il tuo conto di trading è di 10.000€, la massima perdita che puoi accettare per una singola operazione è di 100€. Non un centesimo di più. Questo significa che hai a disposizione 100 “proiettili” prima di azzerare il conto. Un’eventualità statisticamente quasi impossibile se segui una strategia sensata.

Questa semplice regola ti protegge dal rischio di rovina e ti permette di superare le inevitabili serie negative senza subire danni psicologici devastanti.

Stop loss e rapporto rischio/rendimento

Lo stop loss non è un’opzione. E soprattutto, non va messo “a sentimento” o dove speri che il prezzo non arrivi. Un professionista lo calcola in base alla volatilità del mercato. Strumenti come l’ATR (Average True Range) sono perfetti per questo: ti aiutano a definire una distanza di stop che tenga conto del “rumore” di fondo del mercato, evitando di essere buttato fuori da movimenti casuali.

Una volta definito il tuo rischio (i 100€ dell’esempio), il passo successivo è puntare a un profitto che sia almeno il doppio. Questo è il famoso rapporto rischio/rendimento (R/R), che per un professionista non dovrebbe mai scendere sotto 1:2.

Cosa significa in pratica?

  • Rischio (1R): 100€
  • Obiettivo di profitto (2R): 200€

L’approccio matematico che c’è dietro è potentissimo. Ti permette di essere profittevole anche se hai ragione meno della metà delle volte. Se su 10 operazioni ne chiudi 6 in perdita (-600€) e solo 4 in profitto (+800€), il tuo bilancio finale è comunque positivo di 200€.

Oltre a queste basi, esistono tecniche più avanzate come le coperture, un argomento che puoi approfondire nella nostra guida su come usare gli hedging nel trading (riservato agli abbonati).

Ricorda: senza un sistema di difesa del rischio, anche la migliore strategia di analisi è destinata a fallire. La gestione del capitale è ciò che trasforma il trading da una scommessa a un business sostenibile.

Allenare la mente per vincere sui mercati

Potresti avere la strategia tecnica più precisa del mondo, un piano di gestione del rischio che sembra scolpito nel marmo, ma se la tua mente non è allenata a gestire la pressione, sei destinato a fallire. Non è un’esagerazione, ma la dura realtà che vivo da oltre 13 anni sui mercati: il trading è per il 90% psicologia. Ignorare questo aspetto è come imbarcarsi per una traversata oceanica senza bussola.

Trader concentrato davanti ai monitor di trading

Molti credono che diventare un trader professionista sia solo questione di padroneggiare grafici e indicatori. Errore. I veri nemici non li vedi sui monitor: sono annidati nella tua testa. Sto parlando di emozioni e bias cognitivi, vere e proprie trappole mentali che sabotano anche le migliori intenzioni.

I tre demoni di ogni trader

Ci sono tre avversari psicologici che ogni trader (ne abbiamo già parlato in questo articolo), dal neofita al veterano, deve affrontare ogni singolo giorno. Imparare a riconoscerli è il primo, fondamentale passo per disinnescarli.

  1. L’overconfidence (eccesso di fiducia): Si insinua silenziosa dopo una serie di trade vincenti. Inizi a sentirti invincibile, quasi un mago dei mercati. È proprio lì che inizi ad aumentare il rischio, a ignorare le regole del tuo trading plan e a prendere decisioni superficiali. Si tratta della classica anticamera di una perdita devastante, quella che ti riporta bruscamente con i piedi per terra.
  2. La FOMO (Fear Of Missing Out): La “paura di perdersi l’occasione” è forse la trappola più comune e insidiosa. Vedi un asset schizzare verso l’alto e ti ci butti a capofitto, senza analisi, spinto solo dalla paura di “non partecipare alla festa”. Il risultato? Nove volte su dieci entri proprio quando il movimento si sta esaurendo. In pratica, compri sui massimi per poi rivendere sui minimi, in preda al panico.
  3. L’avversione alla perdita: Questo bias ti porta a percepire il dolore di una perdita in modo molto più acuto rispetto al piacere di un guadagno identico. È la ragione per cui molti trader tengono in portafoglio posizioni in rosso profondo, sperando in un recupero miracoloso che non arriva quasi mai. Così, una piccola perdita gestibile si trasforma in un buco enorme nel capitale.

Il mercato non sa chi sei e non gli importa nulla delle tue speranze. Segue la sua logica, fatta di domanda e offerta. Sperare in un’inversione mentre una posizione ti sta dissanguando non è una strategia, è una resa.

Strumenti pratici per una mente d’acciaio

La buona notizia è che la disciplina mentale si può allenare, esattamente come un muscolo. Ecco alcuni strumenti pratici che uso quotidianamente e che fanno una differenza enorme nel mantenere la lucidità operativa.

Il primo, e il più importante in assoluto, è il diario di trading. Non parlo di un semplice registro di entrate e uscite. Un diario professionale deve includere:

  • Lo screenshot del grafico al momento dell’ingresso.
  • Le motivazioni tecniche che hanno giustificato l’operazione.
  • Il tuo stato emotivo prima, durante e dopo il trade (ansia, euforia, noia?).
  • L’analisi “post-mortem”: cosa ha funzionato e cosa no, a prescindere dal risultato economico.

Rileggere il diario a fine settimana ti dà una visione oggettiva dei tuoi schemi comportamentali. Scoprirai presto che i tuoi errori più grandi derivano quasi sempre da una violazione delle tue stesse regole, dettata da un’emozione del momento.

La strategia di staccare la spina

Un altro strumento potentissimo, spesso sottovalutato, è l’uso di tecniche di mindfulness e respirazione. Può sembrare banale, ma imparare a fare qualche respiro profondo prima di cliccare “buy” o “sell” può essere la differenza tra un trade impulsivo e uno ragionato. Durante le fasi di alta volatilità, quando senti il cuore in gola, fermarsi per 60 secondi e concentrarsi solo sul respiro resetta il sistema nervoso e riporta la lucidità.

Infine, devi capire che fare delle pause è una strategia operativa a tutti gli effetti. Fissare lo schermo per otto ore di fila porta a un esaurimento decisionale, la cosiddetta decision fatigue, che aumenta drasticamente la probabilità di commettere errori stupidi. Alzati, fai due passi, stacca completamente. Il mercato sarà ancora lì quando torni, ma la tua mente sarà più fresca e affilata, pronta a cogliere le opportunità giuste invece di inseguire ogni minimo movimento. Ricorda sempre: nel trading, spesso, i soldi non si fanno operando, ma attendendo pazientemente il setup perfetto.

Scegliere gli strumenti e il percorso formativo giusti

Per diventare trader professionista devi iniziare a pensare e agire come un vero imprenditore. Questo significa due cose fondamentali: primo, investire nella tua formazione come se fosse la competenza più cruciale per la tua azienda; secondo, scegliere gli strumenti di lavoro con la stessa cura maniacale con cui un artigiano seleziona i suoi attrezzi.

Non puoi illuderti di costruire una carriera solida e duratura basandoti su risorse di bassa qualità o su un’educazione raffazzonata e superficiale. Serve un approccio metodico, che parta dalle fondamenta.

Distinguere la formazione di valore dal fumo

Il primo, grande ostacolo è sapersi orientare nel mare magnum dell’offerta formativa online. È un mondo affollato di corsi, libri e “guru” pronti a venderti il sogno dei guadagni facili e veloci. Ma lascia che te lo dica un esperto: un formatore valido non ti vende un sogno, ti fornisce un metodo.

Ecco qualche dritta per riconoscere un vero professionista:

  • Trasparenza sui rischi: Un professionista serio ti parlerà prima delle perdite, poi dei profitti. Chiunque minimizzi o nasconda i rischi del trading non sta facendo i tuoi interessi, ma i suoi.
  • Focus sul metodo, non sui risultati: La formazione di qualità si concentra sulla strategia, sulla gestione del rischio e sulla psicologia del trading. I risultati sono una conseguenza di un processo solido, non il punto di partenza.
  • Track record verificabile: Cerca prove concrete, risultati documentati e testimonianze reali. Le nostre recensioni su Trustpilot, ad esempio, non sono nate dal nulla, ma sono il frutto di anni di lavoro serio e trasparente.

Le risorse migliori sono quelle che sanno combinare teoria e pratica. Pensa ai libri classici per costruire le fondamenta, ai corsi strutturati per apprendere una strategia specifica e alle community per confrontarti con altri trader. Questo confronto è fondamentale, perché accelera in modo incredibile la curva di apprendimento.

Qualche domanda (e risposta) sul percorso da trader professionista

Se sei arrivato fin qui, è normale avere ancora qualche dubbio. Il percorso per diventare trader professionista è un sentiero in salita, e le informazioni che si trovano online sono spesso un labirinto di nozioni confuse o, peggio, fuorvianti.

Per questo ho raccolto le domande più comuni che mi sento fare da chi sogna questa carriera, dando risposte dirette e senza filtri, basate solo sull’esperienza sul campo. L’obiettivo? Fare chiarezza e smontare qualche mito che rischia solo di rallentarti.

Quanti soldi servono davvero per operare come un trader professionista?

Questa è la domanda da un milione di dollari, letteralmente. Mettiamola in chiaro subito: non esiste una cifra magica uguale per tutti. Ma una cosa deve essere scolpita nella pietra: pensare di vivere di trading partendo con 1.000 € è pura e semplice illusione.

Un capitale di partenza che ti permetta di respirare, indicativamente tra i 15.000 € e i 25.000 €, ti dà il margine per applicare una gestione del rischio seria – come la regola dell’1% – senza essere costretto a puntare una fetta enorme del tuo conto per vedere un profitto che abbia un minimo di senso.

L’approccio più saggio, comunque, non è gettare tutto sul mercato fin dal primo giorno. Si parte con una cifra più contenuta su un conto reale, si testa la strategia per mesi, si suda sui grafici. Solo quando hai raggiunto una profittabilità costante e dimostrabile, allora puoi pensare di aumentare il capitale. E ricorda la regola d’oro: investi solo e soltanto il denaro che sei psicologicamente pronto a perdere.

Serve una laurea in economia per farcela?

Assolutamente no. Anzi, ti dirò di più: alcuni dei migliori trader che ho incrociato nella mia carriera avevano background che non c’entravano nulla con la finanza: ingegneri, medici, artigiani.

Quello che fa la differenza non è il pezzo di carta appeso al muro, ma un mix di qualità che non si insegnano all’università: disciplina ferrea, la capacità di analizzare in modo critico, una gestione emotiva a prova di bomba e una dedizione quasi ossessiva allo studio e al miglioramento.

Una laurea può darti qualche base teorica, certo. Ma la vera competenza si costruisce sui grafici, studiando le strategie e, soprattutto, analizzando senza pietà i propri errori. La fame di conoscenza e la capacità di adattarsi a un mercato che cambia pelle ogni giorno valgono molto più di qualunque certificato.

Il mercato non ti chiederà mai il tuo curriculum vitae. Ti chiederà solo se sei preparato, disciplinato e resiliente. Il resto sono chiacchiere.

Quanto tempo ci vuole per vedere i primi profitti?

Bisogna essere realisti: diventare un trader costantemente profittevole è una maratona, non uno sprint di 100 metri. Chiunque ti prometta guadagni stratosferici in poche settimane ti sta solo vendendo fumo. In media, il percorso richiede dai 2 ai 5 anni di studio intenso e pratica quotidiana.

Possiamo immaginare un percorso a tappe:

  • Anno 1: È l’anno dello studio matto e disperato delle basi. Inevitabilmente, sarà anche l’anno delle prime perdite. L’obiettivo qui non è guadagnare, ma imparare a perdere in modo controllato, applicando il risk management come un mantra.
  • Anno 2: Inizi a muoverti con più consapevolezza. Potresti raggiungere il break-even, cioè chiudere il periodo senza buchi nel conto né guadagni esaltanti. È una fase cruciale, dove consolidi il tuo metodo.
  • Dal 3° anno in poi: Se hai lavorato sodo, con disciplina e hai analizzato ogni singolo errore, qui puoi iniziare a vedere una profittabilità costante. È questo il momento in cui il trading smette di essere un hobby costoso e inizia a diventare un vero e proprio business.

Il trading di crypto è più difficile del Forex?

Non userei la parola “difficile”, ma sicuramente “diverso”. E richiede attenzioni specifiche che non puoi permetterti di ignorare. Il mercato delle criptovalute è definito da una volatilità molto più elevata rispetto al Forex. È un mercato guidato dal sentiment, dalle narrative tecnologiche e da eventi unici come l’halving di Bitcoin.

Questa volatilità estrema è un’arma a doppio taglio: da un lato può generare profitti enormi in un lampo, dall’altro può causare perdite altrettanto rapide e devastanti. Un trader che opera sulle crypto deve avere una gestione del rischio ancora più rigida, usare size operative più piccole e capire a fondo le dinamiche uniche che muovono questo settore.

È un mondo affascinante e pieno di opportunità, certo, ma per la sua natura esplosiva, non è il campo di allenamento ideale per un principiante che non ha ancora le basi solide del money management.


Spero che questa guida ti abbia dato una visione chiara e onesta di cosa significhi davvero intraprendere questa strada. È un percorso esigente, che chiede dedizione totale, ma che può regalare soddisfazioni uniche a chi è disposto a mettersi in gioco sul serio.

Se senti che è arrivato il momento di fare il passo successivo e vuoi essere guidato da professionisti con anni di esperienza sulle spalle, scopri il nostro metodo.

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Eldi Karakaci

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